L'Orafo regala «gioielli di parole»

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Sono molti anni, ormai, che al venerdì non ho più l'energia di restare in preghiera fino a mezzanotte per poi alzarmi presto e lavorare come se niente fosse. È proprio vero: c'è un tempo per tutte le cose. Un tempo per pregare al venerdì fino a mezzanotte ed un tempo per andare a letto presto per riuscire a lavorare a pieno ritmo il giorno dopo.
Il consiglio dell'Angelo di andare alla ricerca di stati di coscienza e di esperienze interiori, sento che mi fa bene.
La serata col vecchio abate me ne richiama un'altra, alla mente. Ero allora uno studente del primo anno di medicina, e stavo andando, in una domenica sera d'inverno, per le strade semi deserte della mia città di Bologna, verso l'antica chiesa di san Sigismondo. Avevo iniziato l'abitudine di andare alla messa vespertina che don Neri celebrava per gli studenti dell'università. La messa non era molto frequentata, ma in quella chiesa respiravo un clima di preghiera e di raccoglimento che mi attraeva, e poi don Neri era un'anima mistica che mi piaceva stare ad ascoltare. Il vangelo era quello del lebbroso che dice a Gesù:
"Se vuoi, puoi guarirmi".
Gesù gli risponde:
"Lo voglio! Sii guarito."
Due verbi: volere e guarire, sulle labbra e nel cuore del lebbroso, espressi con umile incertezza. Lo so che puoi guarirmi, basta che tu lo voglia. Gli stessi verbi nel cuore e sulla bocca di Gesù, con immediata prontezza e decisione. Non ci può essere nessun dubbio o incertezza:
"Lo voglio, sì! Sii guarito!"
Non riesco a rievocare il commento di don Neri, ma da quella domenica questo botta e risposta, fra Gesù ed il lebbroso è sempre rimasto profondamente inciso nel mio cuore. Quante volte l'ho richiamato, meditato, gustato! Il suo fascino mi ha accompagnato, anche se non sono mai riuscito a esplicitarne fino in fondo il motivo. L'accento era posto sulla parola di Gesù, nell'immediatezza della sua risposta e nella sua istantanea efficacia. Rimaneva però qualcosa di inespresso, indecifrato. Anch'esso contribuiva a mantenerne il fascino.
Sono passati molti anni ormai, e solo ora ho capito un particolare, che ha cambiato la prospettiva e mi ha illuminato. Mi si sono chiarite le parole del lebbroso. Dice: "Se vuoi, puoi guarirmi". Puoi guarirmi ... questo lo so, lo affermo, lo credo, lo professo. Il potere di guarirmi ce l'hai. Basta che tu lo voglia. Ma io non ti chiedo: guariscimi, come se fosse un ordine. No, non voglio forzarti. Rispetto la tua libertà, la tua indipendenza. A te sta a decidere, alla tua volontà. Anche se tu non mi guarissi, so che mi vorresti bene lo stesso.
Gesù capisce. È grato e ammirato per il grande rispetto, che non vuole forzare in nulla la sua libertà. Lasciandolo libero, il lebbroso mette Gesù nella condizione di agire in totale gratuità. "Sì, lo voglio!" Ti ringrazio perché mi dai l'occasione di guarirti, non in virtù di una richiesta, ma in qualità di dono spontaneo del mio amore. Con la tua grande umiltà mi permetti di essere, una volta di più, il primo a dare il passo nell'amare!"


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