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Il cielo è nero. In questi mesi Venere s'accende più vicino all'orizzonte e, quando esco dall'ambulatorio non la vedo. Arriviamo all'incrocio che va verso l'aeroporto, la zona dove scenderà Jofresse. Gli ultimi duecento metri li percorriamo verso occidente, ed ecco, là in fondo, due dita sopra la linea che separa (o unisce?) terra e cielo, c'è Venere.
"Ti aspettavo, mio caro. Non potevo tramontare senza rivederti ed incoraggiarti. Hai visto che anche il presente è ora a tua portata, per impossessartene e viverlo in pienezza di coscienza? Continua così!"
"Grazie, Venere, angelo mio!"
"Buona notte, Jofresse, e molte grazie per l'aiuto!"
"Buona notte, dottore, a domani!"
Ci manca poco più di un chilometro per arrivare a casa. Mi sento contento, anzi - direi - molto contento. La giornata di oggi è stata un grande regalo per me. I consigli dell'angelo mi hanno liberato già parecchio, facendomi sentire più a mio agio in relazione al mio passato, che,ora, mi accompagna con soddisfazione. Anche il presente, la parte più difficile da saper vivere, sembra promettere bene. Per tutto il giorno sono riuscito a accogliere come amico il presente che mi veniva incontro
Arrivo al cancello di casa, già chiuso. Scendo per aprirlo e scopro, sedute lì dietro, nascoste al buio, tre donne che mi vengono incontro per chiedere che dia loro i soldi per comprare una latta di mais. Due hanno un bambino dietro la schiena. La loro vista, così imprevista, mi coglie di sorpresa e mi sento aggredito. Abbiamo aperto un centro di ascolto per i poveri, dietro la chiesa parrocchiale, che funziona tutte le mattine. Perché devono venire di notte, nascoste dietro il cancello? Non riesco a frenarmi e rivolgo loro la parola molto irritato: che vadano domattina dietro la parrocchia! Le due donne col bambino si girano ed escono, senza parlare. La terza, invece, non ne vuol sapere e si rifiuta di uscire. Lascio il cancello aperto e le dico irritato, che stasera non è il momento per ascoltarla e che vada là anche lei, domattina. Niente da fare. Monto in macchina per parcheggiare sotto la tettoia che fa da garage. Vedo che il refettorio, che dà sul prato, ha le luci spente.
"Ho fatto troppo tardi e sono già andati a letto o stanno vedendo il telegiornale", penso fra me.
Scendo dalla macchina e dall'ombra esce la terza donna che, con voce piagnucolosa insiste ancora: vuole i soldi per comprare la porta per la capanna, perché sono entrati già due volte i ladri. Perdo davvero la pazienza e le grido di uscire, che non è l'ora né il posto per risolvere i problemi sociali della gente. Che torni domattina! Il guardiano notturno della casa sente le mie grida e si avvicina. Prende la donna per mano e la porta al cancello.
Questo finale del giorno, proprio non ci voleva! Mi ha rovinato la giornata ed ha fatto naufragare quella che ai miei occhi appariva come una vittoria memorabile nei rispetti di imparare a vivere il presente. Cerco Venere nel cielo, per sfogarmi e farmi consolare, ma è già tramontata.
Triste e a capo basso, sconfitto e amareggiato per aver trattato male l'ultima delle tre donne, entro nella casa buia.
Spingo la porta di rete a battente del refettorio: si accende d'improvviso la luce, mentre sento intonare festosamente il canto "Tanti auguri a te, tanti auguri a te!.." Sono una decina di bambine dell'orfanotrofio "Aldeia da paz", accompagnate da due suore. Sono venute per farmi gli auguri e portarmi il dolce: oggi è il mio compleanno!
Mi avvicino alla tavola, mentre le bambine continuano a intonare un canto dietro l'altro e a battere le mani: ci sono almeno dieci torte. Mi spiegano che all'ora di cena sono venute molte persone a portarmi dolci e biglietti di Buon Compleanno. Sono rimaste sedute a conversare per più di un'ora, poi poco a poco se ne sono tornate a casa. Solo le bambine non hanno accettato di andarsene ed hanno voluto rimanere ad aspettarmi fino alla fine.
Mi sento commosso e confuso, per il contrasto tra la mia sfuriata colle donne e il garbo e la delicatezza delle orfanelle.
Forse, senza saperlo, sono, al pari di Venere, anche loro il mio angelo, venuto per darmi un ultimo insegnamento al momento giusto: devo capire che non finirò mai di sbagliare, anche quando sarò convinto d'aver imparato tutto e che, pur cosÌ, ci sarà sempre qualcuno, che non smetterà di volermi bene, nonostante tutti i miei difetti!
FINE
Aldo
Finito a Bologna alle 12,15 del 20 Ottobre 2009 (Santa Irene)